Racconti di Bridge

Sergio Zucchelli

di Tiziano Agazzi

Incontravo Sergio Zucchelli quando, studente universitario, alla fine degli anni cinquanta, frequentavo a Bologna il bar del Magistratus.
Era un bolognese boccalone, che invitava sempre noi romagnoli ad imparare il bridge, visto che giocavamo bene a marafone.
L’ho incontrato di nuovo, dopo quasi trent’anni; io oscuro bridgista, lui campione olimpionico.
Di questi incontri ho alcuni ricordi.
Una volta, durante una riunione del Consiglio Regionale, di cui entrambi facevamo parte, era iniziata una discussione sull’attribuzione dei punti rossi o neri, a seconda del tipo di torneo.
Zucchelli sembrava poco interessato alla questione.
Quando fu richiesto il suo parere, rispose che, secondo lui, il problema dei punti neri non riguardava il Consiglio Regionale, ma l’estetista.
Un’altra volta lo incontrai nel corso di un torneo a squadre, organizzato dall’Associazione Bridge Imola, cui partecipavano anche alcune squadre di allievi.
Dopo un incontro mi disse: “Oggi me ne capitano di tutti i colori. Durante la dichiarazione un’avversaria mi ha detto che avrebbe voluto sapere quanti assi aveva il suo compagno, ma non sapeva come fare a chiederglielo. -Glielo chieda- ho detto io. Lei ha detto -Quanti assi hai?- Lui ha risposto -Due- ed hanno chiamato uno slam.”
Mi congratulai con lui per la sua disponibilità e tolleranza nei confronti degli allievi e lui disse: “Aspetta, il bello viene adesso: ho perso l’incontro per due a sei.”

Tiziano Agazzi

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