Racconti di Bridge

Bibi Palmieri

di Tiziano Agazzi

Un anno, alla fine degli anni ottanta, partecipavo, a Salsomaggiore, al campionato nazionale di serie B nella squadra dell’Associazione Bridge Forlì.
La squadra era formata da tre coppie: Palmieri-Pasquali, Bettini-Buttazzi, Agazzi-Giornelli.
Stavamo disputando un campionato dignitoso: la promozione era quasi impossibile, ma sembrava non corressimo rischi di retrocessione.
Tutto sembrava tranquillo, tranne alcune turbolenze nella coppia Palmieri-Pasquali, che avevano raggiunto il massimo quando, dopo un incontro, Palmieri aveva stracciato tutti i cartellini di CONTRO a Pasquali.
Un pomeriggio, verso la metà del campionato, era in programma l’incontro con Messina-Ferlazzo.
Era una squadra fortissima, composta da giocatori che, in quella formazione, avevano vinto il campionato italiano a coppie miste.
Prendendo a pretesto il fatto che qualcuno doveva recarsi a Parma per prendere mia moglie, che arrivava in treno, proposi, come capitano, che riposassimo Giornelli ed io.
Il vero motivo era quello di non utilizzare, in un incontro così difficile, la coppia di gran lunga più debole, per tentare di contenere la sconfitta in termini accettabili.
Tutti furono d’accordo.
Così noi restammo in albergo, poi recuperammo mia moglie e, nel tardo pomeriggio, ci recammo al palazzo dei congressi, sede di gara.
Come arrivammo vidi che in sala aperta giocava la coppia Palmieri-Bettini.
Quindi, all’ultimo minuto, era stata rivoluzionata la formazione e giocavano due coppie inedite, composte da giocatori che usavano sistemi diversi.
Al termine dell’incontro Palmieri si scusò con me, dicendo che aveva tentato, ma proprio non era riuscito a giocare di nuovo con Pasquali, il cui bridge gli scuoteva i nervi.
Risposi che eravamo li per divertirci e non per rovinarci il fegato o litigare tra di noi.
In ogni caso, una sconfitta con Messina era in preventivo e non avrebbe compromesso il nostro campionato.
Vincemmo venti a zero.

Tiziano Agazzi

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